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Partenze speciali: il monitoraggio di Stefano

Mag 03 2017

In queste ultime settimane siamo stati molto fortunati: due ponti di fila che hanno dato ad alcuni di noi la  possibilità di riempire gli zaini e partire per una gita fuori porta. Ma quella di cui vi parleremo oggi non è una partenza qualunque.
Oggi vi parleremo di Stefano, studente all’università di Trento, che il 27 aprile è partito da Milano con destinazione... Vietnam!
 
Ma perché? Cosa andrà a fare?
Per rispondere a queste e ad altre curiose domande, lo abbiamo invitato nel nostro ufficio e lo abbiamo intervistato per voi. Immergetevi con noi in questa avventura!

 

Ciao Stefano! Tra poco partirai per un progetto che riguarda il tuo percorso di studi: di preciso, che cosa stai studiando?
Ho studiato ingegneria ambientale a Perugia, poi finita la triennale sono venuto qui a Trento per proseguire con la magistrale sempre nel campo dell’ingegneria ambientale, ma con un indirizzo più specifico: progettazione integrata dell’ambiente e del territorio nei contesti di cooperazione internazionale. Ho scelto di venire qui a proseguire i miei studi sotto consiglio dei miei professori, che mi avevano parlato bene dei vari corsi.

Come sei arrivato invece al mondo della cooperazione?
Al mondo della cooperazione ci sono arrivato leggendo il programma del mio corso di studi. Da lì ho iniziato ad appassionarmene, passione che è stata poi approfondita grazie alle conoscenze fatte lungo il percorso.

All’interno del tuo percorso di studi, è la prima volta che vai così lontano?
No, sono stato in Africa, in Swaziland grazie ad un’esperienza di cooperazione internazionale sempre all’interno del mio percorso di studi.  Quella è stata la mia prima esperienza in assoluto . Sono stato catapultato da solo dall’altra parte del mondo: è stato  molto impegnativo e mi son ritrovato con  responsabilità e tanto lavoro. Ma allo stesso tempo quell’ esperienza mi ha permesso di conoscere un mondo completamente diverso dal mio, conoscere culture diverse e mi ha insegnato la capacità di cavarsela e imparare da un contesto completamente diverso da ciò a cui sono abituato.
Ci sono stati momenti ed esperienze che se mi avessero raccontato altri non mi avrebbero toccato, è completamente diverso viverli.

Come è stato l’impatto con quel posto?
Non ho avuto alcun problema ad abituarmi, è stato un po’ come arrivare in una nuova città, quasi come quando sono arrivato a Trento. Più che la cultura, l’unico scoglio è stata la lingua.  Certo, c’erano anche delle differenze culturali, ma non si sono mai rivelate un ostacolo, anzi, mentre la lingua è ricca di suoni particolari a cui non siamo abituati, rendendo talvolta difficile capirsi anche in inglese, che non è parlato da tutti. Con il tempo ho avuto occasione di stringere amicizie: in particolare, ho conosciuto un farmacista che mi ha  invitato nella sua casa. E’ stato molto interessante!  E così si ho avuto la possibilità di  vivere davvero il posto, di notare  molti  dettagli e di apprezzare le similitudini .

Ed ora invece, destinazione Vietnam! Lì ci darai  una mano per il progetto di tecnologie di cottura efficienti. Cosa ti ha colpito di più di questo progetto?
In Vietnam hanno un gran problema di  disboscamento e ne sono rimasto impressionato. Uno degli obiettivi del progetto è proprio quello di ridurre l’impatto ambientale che i tradizionali metodi di cottura hanno, e per questo sono felice di poterci lavorare. Ci aveva parlato di questa possibilità un nostro professore durante un seminario sul quantificare il servizio ecosistemico, ovvero il servizio che la natura fa gratuitamente, e che quindi non è mai stato valutato in termini di risparmio di lavoro per noi, ma che risulta fondamentale. Ad esempio, le foreste non ci danno solo legna ma, con il semplice fatto di esistere, ci proteggono dalle valanghe e dalle inondazioni, mantengono buono il terreno e pulita l’aria. E noi non dobbiamo spendere nulla. Questo argomento mi ha appassionato molto e la presenza nel progetto delle quote carbonio* è stato l’elemento che ha fatto la differenza, facendo passare questo progetto dall’essere bello all’essere affascinante.
*le quote carbonio sono delle quote di emissioni oltre le quali è necessario pagare una tassa. Se si inquina meno del previsto, si possono vendere le proprie quote carbonio ad altri soggetti. L’obiettivo è perciò di ridurre l’inquinamento.

Ma spiegaci un po’ di cosa ti occuperai là. Sarà diverso, vero, dalla tua esperienza in Swaziland?
Esattamente:  il mio obiettivo è quello di monitorare, attraverso degli appositi sensori, le emissioni di particolato e di monossido di carbonio - CO durante la cottura dei pasti. Il problema, oltre all’inquinamento, è che spesso in Vietnam si cucina in luoghi chiusi e  il fumo che si crea è dannoso alla salute. Il progetto, che è già stato avviato anche in Tanzania, è incentrato sull’uso di fornelli da cucina efficienti così che si possa avere una resa migliore (risultando anche nella riduzione dell’impatto ambientale) ed una diminuzione delle emissioni. Io andrò di casa in casa per effettuare le rilevazioni durante la preparazione del pasto grazie ai sensori, e per raccogleire informazioni attraverso dei questionari.

E’ la prima volta che lavori con questo tipo di sensori?
Sì, questa è la prima volta, sono il primo ad averli presi in mano dopo Tommaso e Martina, che li hanno costruiti. Io mi sono occupato principalmente del riassemblaggio.
Tommaso e Martina sono i due ragazzi che si sono occupati del monitoraggio delle emissioni in Tanzania, da cui è partita la prima fase del progetto. L’obiettivo dell’intervento è infatti quello di comparare due situazioni, quella in Tanzania e quella in Vietnam, e prendere il meglio da entrambe, potremmo definirla una “contaminazione positiva”.

Hai avuto modo di incontrare questi due ragazzi?
Sì, ci siamo conosciuti ed incontrati, hanno concluso il mio stesso corso di ingegneria ambientale . Mi hanno dato un grande supporto tecnico nella fase pre-partenza.

Saranno molto diverse le vostre esperienze?
Il lavoro tecnico che devo fare in Vietnam è lo stesso che hanno fatto loro in Tanzania. Il contesto invece, sarà tutt’altra cosa. Oltre al continente e al paese differente, loro erano in due ed io sarò da solo. Inoltre Martina e Tommaso avevano trascorso 3 mesi in Tanzania, mentre io rimarrò in Vietnam per  meno tempo. Poi ci potranno essere differenze “non programmate”, perché gli inconvenienti possono sempre accadere. Il mio professore - Marco Ciolli -  è stato molto bravo nell’aiutarmi a cercare di fare tutto nel modo “più sicuro” possibile soprattutto dal punto di vista tecnico. Per esempio, 3 sensori sono stati spediti, mentre 3 li porterò con me in valigia, così dovesse andare storto qualcosa ci sono molte meno probabilità di perderli tutti e 6.

Chi sarà il tuo supporto in questo viaggio?
Que Vo, la referente di GTV sarà il mio primo punto di riferimento, durante le rilevazioni invece sarò accompagnato da Ngac e forse da un’altra persona ancora.

Che cosa ti aspetti da questo viaggio?
Non ho aspettative, non me le faccio mai per evitare delusioni. Semplicemente, prenderò quello che mi darà l’esperienza, che mi affascina molto.

Andrai a Son Dong, un remoto distretto che dista 4 ore da Hanoi. Ti abbiamo raccontato già qualcosa di questa regione. C’è qualcosa che ti ha colpito più di altro?
Mi ha colpito e divertito il fatto che mi sposterò da un posto all’altro per fare le rilevazioni... in motorino!

C’è qualcosa che invece ti spaventa?
L’unica preoccupazione è il mangiare, però sarò felice di fare i pasti con loro, è un’occasione per stare a stretto contatto e sono pronto a sperimentare.

Hai mai conosciuto una persona proveniente dal Vietnam?
Ho avuto l’occasione di conoscere una famiglia vietnamita mentre tornavo da un viaggio.

E che piani hai sul lungo periodo? Cosa speri di vedere nel tuo futuro?
Non ho un piano preciso, ma ho voglia di continuare questo tipo di percorso anche dopo la laurea.

Ti proponiamo un esperimento: riassumi le tue aspettative su questa esperienza in poche parole chiave. Al tuo ritorno ti chiederemo se queste aspettative sono state attese o meno e/o se ci sono state sorprese , chissà se ci saranno grandi differenze!
Spero di riuscire a vivere a stretto contatto con la gente locale, e magari lasciare a loro una parte di me, sperando di fare del bene a qualcuno, anche se in piccolo. Infine, spero di sentirmi a casa anche lì.

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