Interconnessioni al tempo del Covid 19: gli effetti sull'industria tessile vietnamita
Apr 30 2020Il lockdown dovuto alla pandemia di Covid- 19 ha fatto tremare le industrie di tutto il mondo. Il blocco di una buona parte delle attività produttive, in Italia come negli altri Paesi, del Paese ha generato un grande dibattito: fino a quando la sospensione di queste attività sarà sostenibile? E ancora, chi sarà a pagarne il prezzo?
Il caso del settore tessile e della moda è illuminante per mostrare quali interconnessioni globali siano in essere e dove l’impatto della pandemia sia più forte. Attualmente, il settore non solo sta subendo un forte calo della domanda (pensiamo agli effetti a catena di questa emergenza, come la riduzione dei redditi familiari e individuali dovuti ai licenziamenti e il calo della domanda dei beni non essenziali) ma è stato colpito duramente anche dal lato della produzione, proprio a causa del fatto che la sua filiera produttiva è globale.
Come sappiamo, si aggiungono fattori legati alla globalizzazione dei mercati che, a partire soprattutto dagli anni ’90, ha fatto sì che le diverse fasi della produzione si siano state “spezzettate” e delocalizzate dove il costo del lavoro e dei materiali è vantaggioso per le industrie.
Pensiamo agli indumenti che la maggior parte di noi indossa, : vengono prodotti in larga parte dei casi in Paesi del Sud e Sud Est Asiatico e, poi da lì distribuiti in tutto il mondo. Il prezzo di questi beni è determinato principalmente dalla fase di post-fabbricazione che compete alla catena di valore dei paesi “sviluppati”, ossia tutto ciò che concerne la pubblicità e il packaging del prodotto. Tra i vari paesi che si occupano della prima fase di lavorazione, ci sono India, Bangladesh e Vietnam.
Il Vietnam è uno dei maggiori produttori mondiali di abbigliamento e fornisce catene di moda come Zara e H&M, ospita oltre 6.000 fabbriche di abbigliamento e tessili che danno lavoro a circa 3 milioni di persone, secondo i dati del governo.
Il settore tessile e dell’abbigliamento contribuisce in modo decisivo alla crescita economica del paese, infatti è stato il più grande settore di esportazione nel 2017. Gli Stati Uniti sono il più grande mercato di vendita di abbigliamento dal Vietnam, seguiti dal Giappone e UE rispettivamente al secondo e terzo posto. Secondo un recente articolo diffuso da BBC le conseguenze negative del Covid-19 sui produttori del Sud-Est asiatico hanno iniziato a manifestarsi a febbraio, quando la chiusura delle fabbriche cinesi ha reso impossibile reperire la materia prima per le produzione industrie non riuscivano a reperire le materie prime di cui avevano bisogno dalla Cina. Quando le industrie tessili cinesi hanno riaperto nelle ultime settimane – dando ai produttori di abbigliamento la speranza di rimettere in sesto le operazioni – è stata allora la domanda dall’Occidente a crollare, dal momento che i rivenditori sono stati costretti a chiudere in seguito alle restrizioni imposte dai governi di tutto il mondo.
Le grandi industrie statunitensi continuano ad acquistare prodotti tessili dal Vietnam e vicini, secondo la filosofia dell’ “approvvigionamento responsabile”, senza quindi chiudere i rapporti commerciali con i partner asiatici. Ma numerosi sono stati gli acquirenti che hanno richiesto la revisione e applicazione di condizioni di acquisto più favorevoli quali sconti anche fino al 30% su ordini già consegnati e non ancora saldati, dilazione dei pagamenti e cancellazioni di ordini già in lavorazione. Invece di ottenere sovvenzioni o sgravi fiscali dal governo americano, le industrie fanno pressioni sul tassello più debole della catena di valore, che impiega la maggior parte dei lavoratori più vulnerabili.
"Il loro atteggiamento è quello di proteggere solamente il valore degli azionisti, senza prestare alcuna attenzione agli operai tessili, comportandosi in maniera ipocrita, mostrando un completo disinteresse verso la loro filosofia di approvvigionamento responsabile” ha detto Vijay Mahtaney, presidente di Ambattur Fashion India.
Mentre i governi dei paesi produttori di abbigliamento hanno certamente il dovere di prendersi cura dei
propri cittadini, anche i marchi di abbigliamento internazionali hanno una responsabilità, non solo per i
dipendenti delle proprie aziende, ma anche per i lavoratori nelle loro catene di approvvigionamento.
Questo, più che mai, è il momento per l'industria dell'abbigliamento di mostrare che aspetto ha
l'imprenditoria globale. Fortunatamente alcuni marchi, tra i quali H&M e Zara, si sono impegnati a
pagare integralmente gli ordini in essere alle aziende di abbigliamento.
“I marchi hanno tratto profitto per molti
anni dalle produzioni di Paesi a basso salario, senza sistemi di sicurezza sociali, e in molti casi hanno
costruito imperi immensi attraverso questo modello di business,” ha dichiarato Dominique Muller,
dell’organizzazione cooperativa no profit Labour Behind the Label. “Decenni di sfruttamento adesso devono
essere ripagati per prendersi cura dei propri lavoratori”.
Per saperne di più:
- https://tuoitrenews.vn/news/business/20190412/harsh-tactics-used-to-keep-wages-low-for-vietnamese-garment-workers/49629.html
- https://www.fashionrevolution.org/asia/vietnam/
- https://www.bbc.com/news/business-52146507
- https://www.fairwear.org/stories/covid-19-protecting-garment-workers-has-become-even-more-important?fbclid=IwAR3ulwc3WuOlXAgD1Usq9Ee1_Odt_esynCCQ9Lqpfjc7OZ-gWcFZqNtmmBI
- https://www.bbc.com/news/business-52146507