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Un giorno a Son Dong

Ago 25 2015

Partiamo poco dopo l'alba, ma Hanoi è già brulicante: macchine, qualche bicicletta, persone con il bilanciere, ma specialmente motorini dopo poco circondano la nostra macchina e ci accompagnano fino al limitare della città. Cominciano le risaie, le case di campagna, i bufali e so che questo paesaggio ci accompagnerà ancora per molto.

Le forti piogge dei giorni scorsi hanno reso le strade impraticabili. La settimana scorsa quando saremmo dovuti venire, di fatto non è stato possibile, l'acqua aveva invaso molti dei villaggi nei quali lavoriamo. Così eccomi qua, con un po' di attesa in più e speranza che il tempo sia clemente oggi e domani.

Ho molte aspettative in questa visita: so che dovremo incontrare molte persone e i progetti da visitare sono diversi dovremo lavorare efficientemente, ma anche velocemente per rispettare la fitta agenda.

La fortuna non è proprio dalla nostra ed oltre ad andare a passo d'uomo per via delle strade dissestate ci imbattiamo anche in un cantiere molto importante: una gru ha occupato la strada e dobbiamo attendere lo spostamento di un container a bordo strada prima di riprendere il lento cammino.

Arriviamo finalmente a Than Son dove il Corpo delle Guardie Forestali ci attende per effettuare il monitoraggio del progetto Gestione della foresta – Protezione della biodiversità. Dopo i soliti convenevoli con il Direttore che ci invita a parlare con Quyen , il funzionario che ha seguito il nostro progetto, finalmente ci sediamo intorno ad un tavolo.

Il caldo è importante e l'aria del ventilatore va volare i documenti. Non so se per questo motivo o se per la fame, fatichiamo a capirci. È già quasi ora di pranzo e Quyen ci invita ad una pausa. La vita non è facile per lui: vive da 8 anni in questo paesino lontano dalla sua famiglia che invece vive a Bac Giang, nella capitale di provincia, dove è nato e cresciuto. Una moglie professoressa universitaria, due bimbi di 3 e 7 anni che lo vedono solo sabato e domenica. Un ufficio che è anche casa, un lavoro che porta a termine con passione e dedizione, anche se questo progetto è stato davvero un'avventura.

Dopo pranzo riprendiamo i lavori e capiamo che per Quyen campagne di sensibilizzazione e corsi di formazione non sono così diversi. Allora con pazienza indichiamo gli indicatori cui si fa riferimento nel progetto, i numeri delle persone da raggiungere, il senso di un messaggio generico, per esempio “l'importanza della tutela della foresta” o di un altro più specifico, per esempio “come raccogliere le piante medicinali in foresta in modo che possano ricrescere”. Ho come l'impressione che dovremo ricominciare da capo.

Per fortuna arrivano anche le buone notizie: Queyn ci racconta delle piantine di acacia piantate in ben 30 ettari di terreni dei beneficiari e di come le piante stanno crescendo e di come tra meno di 5 anni daranno i loro frutti economici: i beneficiari potranno rivendere il legname e re-investire il denaro in altre piante. In questa maniera si raggiunge il duplice obiettivo della riforestazione e dell'avvio di attività generatrici di reddito.

Queyn ci racconta anche delle più di 10 diverse varietà di piantine medicinali coltivate nei giardini di altri 12 beneficiari dello stesso progetto. Ci dice che la principale lezione appresa è che per avere reddito queste famiglie avrebbero dovuto piantare solo 3 tipi, in questo modo, grazie alle economie di scala avrebbero potuto realizzare un reddito maggiore. Poco male, la diversificazione delle piantine darà la possibilità ai beneficiari di esercitarsi e di capire con il tempo quali sono le migliori piante sulle quali puntare per il prossimo investimento ed inoltre, maggiore varietà di piante, contribuisce ad una maggiore tutela della biodiversità della foresta, principale obiettivo del progetto.

Questo progetto è stato un progetto pilota. Ed ora l'esperienza iniziata con i 12 beneficiari delle piantine, si sta moltiplicando in altri 3 comuni con l'obiettivo di raggiungere più di 200 famiglie con il più ampio progetto PRO.SOS, finanziato dal Ministero degli Esteri ed in consorzio con CIAI – Centro Italiano Aiuti All'Infanzia.

Sono già passate le 4 quando riprendiamo la strada. Questa volta c'è una guaritrice che ci aspetta. Dobbiamo intervistarla per organizzare una mostra sulla medicina tradizionale in Italia.

Di nuovo la fortuna non è proprio dalla nostra parte e dopo quasi un'ora di strada molto accidentata, la macchina rimane impantanata. Scendiamo e mentre ci domandiamo che fare, arriva il guardiano del vicino cantiere che prontamente chiama un camion per tirarci fuori.

Purtroppo sono già quasi le 5:30, abbiamo solo un'ora di tempo prima che cali la notte, sono preoccupata che la guaritrice che ci sta aspettando possa non avere tempo per noi, qui siamo in campagna: si cena presto, si va a letto presto e la mattina prima che sorga il sole si è pronti per una nuova giornata.
La guaritrice è stata avvertita dell'incidente e così mentre attendiamo il camion eccola che arriva con l'immancabile motorino: se non riusciamo ad andare da lei, lei viene da noi. Ed in contemporanea, che coincidenza, arriva anche il camion. La macchina viene tirata fuori in pochi minuti e così la guaritrice ci invita a raggiungere la sua casa, poco lontano da lì.

Mi chiede se voglio andare con lei in motorino e… che grande occasione per me: il breve tragitto mi offre paesaggi impagabili, risaie giovani di un verde brillante circondate da colline fitte di foresta; nel torrente che costeggiamo dei bimbi stanno giocando e poco dopo, a fianco di una casa tradizionale una signora tira il proprio bufalo fuori della risaia: è ora di rientrare a casa.

Arriviamo nella semplice, ma pulita ed ordinata casa di Hoa. Il giardino che la circonda è fitto di piante e piccoli alberi. Immagino che ognuno di quelli abbia un significato preciso per lei.

Ci sediamo intorno ad un tavolino basso nella stanza dove lei e la sua famiglia dormono e pranzano. E così finalmente la conosco: arriva da una famiglia numerosa, ha 6 sorelle e 3 fratelli e la madre, guaritrice a sua volta ha passato le sue conoscenze, come la tradizione Mong insegna, solo alle figlie che sono destinate, se lo desiderano e se i loro mariti le lasceranno, a diventare guaritrici a loro volta.

Da piccola Hoa si ricorda che accompagnava in foresta sia la madre che la nonna e così ha imparato a riconoscere le piante che fanno bene e quelle che fanno male. Ma la fatica più grande era tagliuzzare in maniera precisa foglie e radici fino a tarda notte. Una volta sposata Hoa non era interessata a diventare guaritrice. Una nuova famiglia da accudire, risaie da lavorare e polli da allevare.
La medicina tradizionale non ci stava proprio, ma dopo la nascita della terza figlia, quando aveva 25 anni, un cancro al seno l'ha bloccata. All'epoca, era il 1999, non c'erano molti ospedali. Quello più vicino praticava solo la medicina occidentale e così l'unica via è stata quelle dei farmaci chimici. Anche se la madre era contraria, Hoa non vedeva altra soluzione.
Il problema è che quando finiva di prendere i farmaci il male tornava.
E così dopo le insistenze della sua famiglia di origine, Hoa ha cominciato a bere tisane e a fare impacchi sotto la supervisione della madre che non la lasciava un attimo. È guarita, ed ha capito che la strada era quella: permettere ad altri di guarire come era successo a lei.

Oggi Hoa viaggia una volta al mese a Quang Ninh, la cittadina vicina. Si ferma per una settimana e porta con sé le medicine autoprodotte per i suoi pazienti che incontra periodicamente e che, con il passaparola l'hanno aiutata a farsi conoscere. Recentemente hanno cominciato a contattarla anche da Hanoi. Nelle settimane in cui è a casa, si reca in foresta e con l'aiuto del marito e delle figlie raccoglie ciò che è necessario e poi, una volta a casa, essicca, taglia o macina e prepara tutto quanto è necessario per il prossimo viaggio.
Per fortuna c'è questa entrata straordinaria, perché altrimenti le figlie non potrebbero studiare: le risaie sono soggette alle intemperie e per esempio il prossimo raccolto è stato seriamente danneggiato dalle piogge della settimana scorsa: “per questo motivo non dovevo andare in risaia e quindi ho potuto aspettarvi” ci dice.

Sono senza parole e capisco che sono persone del genere che mi danno la forza di continuare a lavorare in un contesto così difficile. Mi sento fortunata ad aver conosciuto Hoa che mi ha ricordato che lavorando con generosità, passione e dedizione sempre si raggiungono ottimi risultati.

Ormai il crepuscolo sta arrivando e l'autista ci ricorda che la strada per tornare é lunga ed accidentata. Dobbiamo andare, ma non prima però di ringraziare Hoa e la sua famiglia per la disponibilità del tempo accordataci e per ricordare che il prossimo mese arriverà una fotografa e con il loro consenso loro saranno i protagonisti della nostra mostra.

Francesca Anzi

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