Due volontari a Son Dong per il progetto "Comunità per tutti" raccontano...
Lug 16 2014Sono tornati i nostri volontari, Stefano Zanella e Arianna Perego, che ci hanno aiutato nel progetto "Comunità per tutti" e ci hanno lasciato questa bellissima testimonianza dal Vietnam...
"Dopo anni di fantasie e progetti, finiti i nostri studi e lavorato un po' per renderlo possibile, stiamo vivendo e realizzando uno dei piu' grandi sogni della nostra vita: un anno di tempo, un giro intorno al mondo e tanta voglia di conoscere ed esplorare nuovi volti, luoghi e culture. Per quanto il viaggio, per sua natura, porti con se' l'arricchimento dato dall'incontro e dalla scoperta, e sia di per se' un bellissimo modo per entrare in contatto e conoscere il mondo che ci circonda, abbiamo pensato che, integrandolo con delle esperienze di volontariato, sarebbe potuto diventare quell'occasione di crescita e immersione nell'autenticita' delle diverse vite quotidiane e culture che abbiamo sempre sognato. E' cosi' che, dopo due mesi di viaggio attraverso l'affascinante e variopinto continente asiatico, siamo arrivati in Vietnam, ad Hanoi, pieni di curiosita' ed entusiasmo per la nostra prima esperienza di volontariato all'estero. Siamo stati accolti a braccia aperte dal Gtv, che ha trovato il modo di rispondere ai nostri desideri inserendoci in un ampio ed articolato progetto volto a migliorare la qualita' di vita dei disabili nel distretto di Son Dong. Nel concreto ci siamo inseriti nella fase di analisi dei bisogni, collaborando con lo staff nella messa a punto delle interviste da sottoporre a disabili adulti e bambini, alle loro famiglie, ad alcuni insegnanti e ai centri di salute dei tre comuni pilota di Duong Hum, An Lap e Long Son, e, successivamente, nella raccolta e rielaborazione dei dati.
La prima settimana la abbiamo quindi trascorsa ad Hanoi, preparando sia noi stessi che il materiale necessario per la raccolta dati, affiancandoci al lavoro di Luca e, grazie a lui, capendo sempre meglio gli obiettivi e le modalita' dell'operare del Gtv. Restando in citta', il primo periodo ad Hanoi e' stato anche un'ottima occasione per entrare in contatto con la quotidianita' vietnamita della capitale. Cogliendo la possibilita' di essere accompagnati e guidati da Luca, che vive ad Hanoi da lungo tempo, abbiamo ricevuto e sfruttato la splendida occasione di andare oltre la parte turistica e incontrare il volto piu' vero della citta', con i suoi concitati mercati, abitudini e colori. Questa prima parte e' stata quindi molto interessante sia per immergerci al meglio nel mondo vietnamita sia perche' ci ha permesso di capire il contesto in cui saremo andati per mettere in atto la raccolta dati del progetto, aiutandoci a non "capitare li'" troppo spaesati. Mano a mano che ci siamo avvicinati e abbiamo conosciuto il progetto e la realta' che avremo incontrato nei villaggi, quindi, l'entusiasmo e il coinvolgimento sono continuati a crescere, arrivando al giorno della partenza per Son Dong che non vedavamo l'ora di iniziare. La domenica pomeriggio, insieme a Luca, Que e Duck, lo staff locale, siamo partiti in macchina verso Son Dong. Passare dalla citta' alle aree rurali e' stato come spostarsi, piu' che nello spazio, nel tempo.
Abbandonate le grandi strutture di Hanoi e le sue modernita', ci siamo trovati immersi in grandi spazi aperti, boschi, campi coltivati e piccoli villaggi e non ci e' servito molto per cogliere il forte contrasto tra gli stili di vita qui e quelli cittadini.
Per nostra sfortuna, ma anche fortuna, ci siamo trovati sulla strada per Son Dong durante un particolare momento dell'anno che mobilita praticamente tutta la popolazione con la raccolta dei lychee, dei quali questa provincia è una delle principali aree di produzione nel nord del Vietnam. Nel. breve periodo di abbondante raccolta i lychee diventano il fulcro del lavoro e della giornata di quasi tutta la popolazione: da chi li raccoglie, a chi, su motorini caricati all' inverosimile,li trasporta fino ai punti di raccolta, a chi qui li compera dal produttore per venderli altrove, a chi li inscatola senza sosta per caricarli sui camion diretti in tutto il nord del vietnam e a chi, accucciato di fianco alla strada o in una minuscola bottega, li vende al dettaglio. Come È facile immaginare tutta questa mobilitazione e fermento generale comportano uno scombussolamento non da poco nelle altrimenti tranquille aree di provincia. Durante questo periodo, e quindi anche il nostro passaggio, l'onnipresenza disordinata di camion, motorini, persone e lychees sulla piccola strada non può che comportare importanti disguidi al traffico. Se per l'autista le quattro ore in cui siamo stati bloccati in mezzo a quella baraonda sono probabilmente state tragiche, a noi hanno permesso di guardare dall'interno del fermento questa situazione completamente nuova e particolare, fermandoci a fianco degli operosi e frenetici inscatolatori e vedendoci superare da ogni lato dai pesanti e agili motorini. In mezzo a tutto questo, quando siamo arrivati a Son Dong era già buio da un pezzo e per vedere ciò che ci circondava abbiamo dovuto aspettare, curiosi, il mattino dopo. Con la luce del giorno ci siamo scoperti in una piccola cittadella semplice e autentica, dove ci è stato subito evidente come la vita degli abitanti qui proceda con le sue tradizioni e distante dall'essere stravolta dall'influsso del progresso e dell' occidente. Dopo un tuffo mattutino al piccolo e affascinante mercato, per una colazione rigorosamente salata con scelta tra zuppa di pollo e panino al maiale e uovo, siamo partiti verso i villaggi attraversando le verdi colline di foreste e campi che dominano la zona. La provincia e', infatti, collinosa, nel fondovalle scorre un impetuoso fiume ora completamente marrone per via della stagione delle piogge, e tutto intorno alla malandata strada, alberi e foreste ricoprono quasi tutto, alternati solo ai coloratissimi campi di riso, vicini al momento del raccolto. Per i tre giorni successivi Son Dong è stato il nostro punto di appoggio per la notte, mentre durante il giorno ci siamo spostati nei tre comuni nei dintorni per incontrare le persone da intervistare, raggiungendole nelle loro case e nei loro villaggi. Per quanto ognuno abbia le sue caratteristiche questi ci sono sembrati tutti molto simili, formati da alcune casette in muratura disposte ai bordi della strada o sparse qua e la nei campi, raggiungibili solo con piccoli sentieri che con la pioggia diventano molto difficili da percorrere. Anche le case, tutte strutturate allo stesso modo, ci hanno colpiti molto per la loro essenzialita', formate immacabilmente da una stanza principale aperta sull'esterno arredata semplicemente con tavolo e panche ma che e' senza dubbio la parte piu' importante della casa, dove le persone trascorrono il loro tempo e accolgono gli ospiti.
Anche se entrando nei villaggi si respira un'aria di tranquilla quotidianita' come se ci si trovasse in una grande famiglia, una delle nostre più grandi preoccupazioni era quella di risultare invadenti e spiacevoli, bussando alle porte della gente pronti a fare una serie di domande profonde e personali su un argomento delicato, che sicuramente comporta sofferenza e che può non essere facile da affrontare e condividere. Divisi in due gruppetti formati da uno di noi e da una persona dello staff locale, che facilitava la comunicazione facendo da traduttore, abbiamo quindi presto iniziato a muoverci nei villaggi per raggiungere le persone da intervistare. Fin dal primo incontro abbiamo capito che la nostra preoccupazione, fortunatamente, non aveva motivo di continuare. Al di la' di ogni aspettativa le persone ci hanno sempre accolti con un'accoglienza vera e sincera, dai piccoli gesti al dono, non sempre facile, delle loro storie di vita.
E'incredibile come le piene giornate delle interviste siano volate, spostandosi tutto il giorno da una casa e una famiglia all'altra e quasi non avendo il tempo di rendersi conto della profondita' e della durezza delle storie che ci si sentono raccontare. Quello che ci ha colpiti facendo le interviste e' innanzitutto la grandissima disponibilita' e accoglienza delle persone, che, vedendo bussare degli sconosciuti (addirittura appartenenti a un altro stato e un'altra cultura) aprono le porte della loro umile casa, offrono l'immancabile te', fanno accomodare e soprattutto spalancano il cuore, facendo riaffiorare e condividendo fatiche, sofferenze, frustrazioni e preoccupazioni. Soffermandosi poi a riflettere su quanto si e' ascoltato e' impossibile non rendersi conto della difficolta' delle situazioni in cui molte persone vivono, immerse in un contesto in cui poverta' e disabilita' si intrecciano comportando quotidianamente lotte e sofferenze, che la gente continua ad affrontare a testa alta, mostrando una forza e una resistenza che sono difficili persino da immaginare. E' stato bello vedere come, se per noi quello che subito e' stato evidente era la mancanza dei servizi, per la gente, che nemmeno immagina come potrebbe essere diversa la propria vita in un altro posto, il solo pensiero di poter avere un'associazione di persone disabili dove condividere le esperienze e le fatiche sembrava dare un'immensa gioia e speranza. Ci siamo ancor piu resi conto di quanto questo progetto abbia davvero individuato un bisogno importante, ancora non completamente conscio per la popolazione ma che sicuramente portera' un grande beneficio e trovera' una buona risposta da parte della gente, che non sa da dove cominciare a migliorare la propria situazione ma che e' senz'altro pronta a investire energie e a mettersi in gioco.
Dopo questo breve ma intenso periodo nei villaggi siamo tornati ancora pieni di emozioni ad Hanoi, dove e' stato necessario rielaborare e organizzare i dati raccolti per renderli accessibili nelle prossime fasi del progetto. Quello che pensavamo un lavoro "da computer" si e' rivelato essere un ottimo modo sia per farsi un 'idea generale delle realta' che abbiamo incontrato sia per permetterci di fermarci a riflettere su quanto abbiamo ricevuto e condividere storie ed esperienze che abbiamo incontrato. Ci siamo resi conto di aver parlato con bambini che qui non vanno a scuola e non hanno vita sociale, considerati completamente incapaci di capire qualcosa dai loro stessi genitori ma che probabilmente a Trento, con il loro lieve ritardo mentale, potrebbero avere una vita dignitosa, cosi' come le loro famiglie che non sarebbero costrette a sacrificare un lavoratore per stare con loro; coi genitori di bambini che non hanno praticamente alcuna relazione con il mondo esterno, costretti a letto e bloccati da un corpo che li tiene in gabbia o impossibilitati in ogni forma di comunicazione; con persone di ogni eta' colpite da qualche malattia degenerativa, che si trovano senza diagnosi e/o senza cure, vedendosi peggiorare continuamente e senza sapere cosa potersi aspettare. Abbiamo visto una bambina con sindrome di down muta, cieca e sorda, che passa le sue giornate rannicchiata in un angolino. Abbiamo incontrato una famiglia in cui il papa' aveva con ogni probabilita' la sclerosi multipla, ormai quasi immobile e con l'inizio di difficolta' nel parlare e deglutire. La mamma, con in braccio due piccoli bambini, ci spiegava che i medici le hanno detto che e' perche' gli si sta schiacciando il cervello, che non c'e nessuna terapia ma che forse guarira'. Abbiamo visto crescere l'emozione di tre disabili adulti che si incontravano per la prima volta e, presi dall'entusiasmo, provavano a immaginare di poter collaborare in un'associazione, dove poter condividere i loro vissuti ma anche cooperare per migliorare le loro condizioni economiche. Abbiamo parlato con un ex viet-cong che ha combattuto contro gli stati uniti, che probabilmente non vedeva un bianco da allora e che incredibilmente si e' subito affezionato a noi; abbiamo conosciuto suo figlio, assolutamente lucido ma immobile a letto da 40 anni, vittima del gas arancio usato dagli americani per costringere la gente a radunarsi nelle citta', che ancora oggi continua a far pagare alla popolazione le sue conseguenze, con un alto numero di nascite di disabili molto gravi, con malformazioni tragiche direttamente collegabili a lui. Le storie da raccontare sarebbero moltissime, tutte accomunate da sofferenze ma anche da grandi speranze. E' difficile riuscire a spiegare come ci e' sembrata la gente, sicuramente provata, stanca per la fatica, con un idea di disabile diversa da quella che abbiamo noi, ma certamente anche positiva, senza idee su come poter cambiare ma ottimista nel pensare che le cose miglioreranno.
Al termine di questa esperienza non possiamo negare che qualcosa in noi sia cambiato grazie all'intensita' e all'autenticita' di questi incontri, sentendo crescere in noi la consapevolezza che questa esperienza in Vietnam e' stata senza dubbio piu' utile a noi che al progetto in se'. In questo non abbiamo fatto che una minuscola parte, ma per noi e' stata un'opportunita' di arricchimento e incontro intenso e che lascera' il segno. Ci sentiamo immensamente grati nei confronti di tutte le persone che abbiamo incontrato, a quelle che ci hanno donato il loro tempo acogliendoci e guidandoci in questa esperienza e a quelle che ci hanno donato un pezzettino della loro vita e delle loro esperienze, che sicuramente non saranno dimenticate, diventando parte di quella crescita e voglia di conoscenza che cerchiamo nella nostra vita e nel nostro viaggio."
Per leggere il progetto "Comunità per tutti" puoi visitare la scheda progetto.
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