Comunicare con gli occhi - impressioni nate durante una missione in Vietnam
Apr 23 2014Incontriamo Laura, ingegnere ambientale che da anni collabora con GTV nella realizzazione dei progetti a Timor Est. Questa era la prima volta in Vietnam con GTV per lei:
Qual era lo scopo principale della tua missione?
Sono partita per il Vietnam per partecipare alla valutazione del progetto “Igiene scolastica”. Con piacere ho potuto constatare che l'intervento si è concluso in maniera molto positiva, le toilette che dovevano essere realizzate all'interno di due scuole sono state completate (i lavori nella terza scuola inizieranno a breve!) e le attività di sensibilizzazione rivolte ai bambini sono state molto apprezzate. Le sfide che rimangono aperte per il futuro riguardano la possibilità di riproporre lo stesso intervento in altre scuole del distretto, che ancora sono prive di bagni, e di lavorare con le famiglie. E' importante infatti che le buone abitudini igieniche si diffondano anche a livello domestico, oltre che nel contesto scolastico.
Cosa ti ha colpito della gente vietnamita?
La prima grande sorpresa c'è stata nel corso degli incontri di lavoro: le persone, anche nelle zone rurali, rispondevano con grande entusiasmo e partecipazione alle iniziative dell'associazione, c'erano nell'aria concretezza, un reale interesse e un forte coinvolgimento della comunità. Con sorpresa ho notato una grande autonomia della gente: nelle campagne, dove spesso esiste un problema di gestione dell'acqua, ho scoperto dei sistemi artigianali realizzati da loro stessi per garantirsi l'accesso all'acqua più vicino alla propria casa. In altri contesti capita spesso di vedere la popolazione “in attesa” di una soluzione, in Vietnam non ho riscontrato questa tendenza, anzi, ho visto una grande operatività. Il ruolo di GTV riesce così a centrare la sua missione che è quella di accompagnare la popolazione verso il miglioramento della propria condizione e non di limitarsi all'assistenzialismo. Quello che si riesce a fare è bello, è un lavorare insieme reale, reso possibile dal fatto che si parte da una base e una propositività condivise.
Cosa hai notato di particolare al di fuori del contesto lavorativo?
Sono rimasta molto affascinata da alcuni riti che a noi occidentali risultano stranissimi: spesso accade che, subito dopo l'incontro di lavoro, ci sia un invito a pranzo. A quel punto inizia il terzo grado, come dico io scherzosamente. “Come ti chiami? quanti anni hai? sei sposato?.. “ Tutte queste informazioni servono a collocarti nella giusta posizione della gerarchia sociale per sapere come rivolgersi a te per evitare di essere maleducati. Finito il giro di domande, il più giovane distribuirà le bacchette, il brindisi invece verrà proposto dal commensale più “importante” e anche quel momento, così come l'ordine di arrivo delle pietanze, sarà sottoposto a regole particolari e sempre rispettate (a parte quando io senza volerlo sbagliavo qualcosa, scatenando l'ilarità generale!!). Questa abitudine, che ho trovato curiosa e divertente, in fondo rispecchia una caratteristica importante della società vietnamita: la suddivisione gerarchica. La società, dal distretto al villaggio, è divisa a livello amministrativo in maniera rigidissima. Come ovunque, il buon funzionamento di un sistema del genere dipende dalle capacità dei singoli, ma osservare il funzionamento di una società simile, certamente non banale, rimane molto affascinante. Per GTV è indispensabile comprendere questo tipo di organizzazione perchè se non si capisce la struttura è impossibile collaborare con i partner locali.
Qualcosa che ricordi con particolare emozione?
La cosa che più mi ha emozionato è stato vedere l'acqua scorrere così copiosa dall'acquedotto di Viet Trong, ricostruito da poco anche grazie al supporto di GTV: è stata una grande soddisfazione.
Un altro episodio che mi diverte ricordare è riferito ad una notte trascorsa in una delle homestay realizzate nel corso del progetto di ecoturismo. Nel mio immaginario, la notte in homestay doveva rappresentare la pace, il silenzio, le stelle, la natura..
Le stelle non c'erano, perchè spesso il cielo è nuvoloso, ma l'elemento che davvero non avevo calcolato e che ha distrutto il mio sogno di serenità, è che fino a notte fonda la televisione è rimasta accesa, sintonizzata ad alto volume sulle soap opera. La mattina dopo, all'alba, sono stata svegliata da un fruscio continuo e irriconoscibile che mi ha spaventata. In realtà era solo il nostro autista, che con la giacca a vento addosso, faceva ginnastica saltando e agitando le braccia al centro della nostra abitazione (che poi era un unico stanzone...), come è loro abitudine fare prima di iniziare la giornata.
Come sono le case vietnamite?
Curiosamente, nelle zone rurali almeno, dai più ricchi ai più poveri vivono in case che hanno la stessa struttura: un'unica stanza, al centro un tavolino e due panche, una credenza addobbata con fiori finti e immagini di Ho Chi Minh, il quadro del matrimonio photoshoppato e due letti matrimoniali.
La cucina (purtroppo con finestre piccolissime..quindi tanto fumo all'interno!) e il bagno (se c'è...) sono separati.
Un'ultima impressione sul Vietnam?
La società rurale vietnamita risulta spesso impenetrabile, non solo a causa della lingua, ma anche per i riti indecifrabili che accompagnano tutti i momenti della giornata. Nonostante le difficoltà però, quando mi sono spostata ad Hanoi, trovare personale che parlava inglese mi ha tolto qualcosa: non ci si guardava più in faccia alla disperata ricerca di un gesto riconoscibile, era tutto meno intenso e meno prezioso.