Ho scritto sorpresa sul mio foglio bianco
Ott 23 2014Silvia Boglioni è recentemente rientrata in Italia dopo qualche mese di stage in Vietnam. Ecco le sue parole.
Vi è mai capitato di fare dei piani che vengono completamente scombussolati e di ritrovarvi a ringraziare il destino per aver rimescolato le carte?
La mia esperienza in Vietnam è iniziata un po' così.
Stavo frequentando il Master in Gestione di Imprese Sociali e dovevo decidere in quale organizzazione realizzare il mio tirocinio. Avevo deciso di spendere le competenze acquisite nell'ambito della Cooperazione Internazionale ed avevo iniziato a dare un'occhiata ad alcune realtà che lavoravano soprattutto in America Latina, probabilmente per il fatto che ci avevo già vissuto e sapevo all'incirca cosa aspettarmi. L'Asia per me rappresentava una realtà del tutto sconosciuta.
Un giorno il responsabile formazione del Master mi dice di avere un contatto diretto con GTV e CIAI, due organizzazioni che da anni lavorano congiuntamente in Vietnam.
Ho scelto di non informarmi troppo sulle caratteristiche del Paese e su quello che avrei potuto trovare perchè mi piace l'idea di arrivare in un posto con la mente completamente libera da condizionamenti, come un foglio bianco sul quale poter scrivere da zero le mie impressioni e descrivere lo stupore che si prova nel vedere un qualcosa di nuovo per la primissima volta. Credo che ciò che più mi appaga sia la sensazione di sorpresa ed è proprio così che mi sono sentita sbarcando in terra vietnamita.
In aeroporto ad Hanoi mi sono venuti a prendere Duk e Nhai, rispettivamente un dipendente e una trocinante del CIAI. Nel viaggio dall'aeroporto verso l'ufficio non riuscivo a staccare gli occhi dal finestrino e una volta arrivata nella mia stanza ricordo di aver immediatamente aperto la finestra, di aver guardato quel cielo che sembrava dipinto e di aver provato una sensazione di benessere; non so bene come descrivere ciò che ho provato ma è come se mi fossi sentita da subito accolta.
Inoltre, ancora non immaginavo che la sopresa più grande l'avrei trovata a Son Dong, un distretto a nord di Hanoi dove CIAI e GTV operano da tempo con un approccio di sviluppo di comunità.
Cerco le parole giuste per descrivere l'umanità e la spontaneità della popolazione vietnamita ma non le trovo e allora ci provo raccontandovi questo episodio:
un giorno mi trovavo con Que, dipendente di GTV, e stavamo facendo una missione di fattibilità per la realizzazione di un progetto che prevede la costruzione di toilette nelle scuole locali poiché quelle presenti spesso non rispettano gli standard minimi richiesti. Nel cammino, abbiamo deciso di fermarci anche a dare un'occhiata ai pozzi che GTV ha costruito in alcune famiglie locali per la pescicoltura per permettere loro di accedere ad un'alimentazione più completa e variata. Prese dalle tante cose da fare non abbiamo fatto caso all'orario e siamo giunte presso una casa proprio all'ora di pranzo. Senza pensarci un attimo la famiglia ci ha fatto spazio sulla stuoia stesa per terra sulla quale ci si siede in cerchio a gambe incrociate, hanno preso due ciotoline e due paia di bacchette e rifutandosi di accettare un “no” come risposta hanno condiviso con noi il loro pranzo.
L'umiltà, l'importanza dell'ospitalità, la gioia nel condividere quel poco che si possiede; credo che siano cose che noi occidentali ormai accecati dall'abitudine di avere tutto (e forse anche troppo) a disposizione tendiamo a dimenticare troppo spesso.
Se è bello lavorare sapendo di star facendo qualcosa di buono per gli altri lo è ancor di più quando ci si rende conto che queste persone non solo sono realmente grate per ciò che ricevono ma sono sempre pronte a condividerlo con chiunque bussi alla loro porta.
Per quanto mi riguarda è stata la mia prima occasione di affiancamento di espatriati e personale locale che gestiscono e monitorano i progetti in loco ma devo dire che la strategia di sviluppo di comunità mi è parsa molto efficace poiché permette di creare relazioni durature con la popolazione locale ed alimentare fiducia e rispetto reciproco.
Inoltre, vivere in un posto per molto tempo, assorbirne la cultura e le usanze, permette anche di notare più realisticamente i veri bisogni e gli aspetti sui quali lavorare per puntare all'empowerment della comunità locale e al miglioramento delle loro condizioni di vita.
Per esempio, una tematica molto importante sulla quale GTV e CIAI inizieranno presto a lavorare è la disabilità. Se da un lato ho trovato una popolazione rispettosa e molto accogliente, dall'altro sono rimasta stranita dall'approccio alla disabilità. Il disabile, soprattutto in realtà rurali come Son Dong, non è praticamente considerato e le opportunità per persone affette da qualsiasi tipo di disagio fisico o psichico sono inesistenti. Mi ha colpita il fatto che una popolazione da un lato così attenta alla persona non abbia assolutamente idea di come approcciarsi alla persona disabile.
Insomma, queste contraddizioni, la consapevolezza di quanto si possa dare e ricevere tramite questo tipo di esperienze, lo scambio, la contaminazione fra culture e la possibilità di crescita hanno fatto sì che io tornassi dal Vietnam con sentimenti positivamente contrastanti che hanno fatto maturare in me l'appagante sensazione di aver finalmente capito cosa voglio fare nella vita.
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