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lunedì 20 agosto 2018

Immigrazione, rimesse e sviluppo

persone di Son Dong al lavoro in una fabbrica in Corea

Capitava ogni tanto di recarsi a Son Dong per visitare un progetto e di non riuscire a trovare qualcuno dei beneficiari. Accadeva sempre più spesso. “Sono andati in Cina a lavorare”, ci rispondevano i vicini. A forza di sentircelo dire, poco a poco abbiamo cominciato a comprendere l’entità del fenomeno migratorio nel distretto di Son Dong…

In questi ultimi anni, il fenomeno migratorio è in prima pagina; 1.572,931 (UNHCR 2018) persone hanno raggiunto l’Italia e l’Europa dal 2015 fino a marzo 2018, nel tentativo di sfuggire da guerra, cambiamento climatico, siccità, situazioni di forte povertà. In verità, si tratta di movimenti relativamente contenuti, se consideriamo che a livello globale i migranti censiti sono 244 milioni (UNDESA 20161) il 3% della popolazione mondiale. 1 persona su 30 al mondo è perciò migrante e il fenomeno è quasi equamente distribuito tra entrambi i sessi dato che le donne rappresentano il 48% dei migranti totali e gli uomini il 52%.2

Non si tratta di una novità, dato che la storia dell’umanità è stata forgiata per larga parte da migrazioni sin dall’epoca preistorica, quando i primi esseri umani sono migrati di terra in terra fino a riempire l’intero pianeta alla ricerca – allora – di terreni che fornissero le risorse per vivere, - oggi – di opportunità per vivere meglio.
Il fenomeno migratorio viene spesso interpretato come un movimento di persone, ma racchiude in realtà una situazione più articolata. E’ vero, ci sono probabilmente degli individui che si spostano alla ricerca di (migliori) opportunità, ma quasi sempre il progetto migratorio coinvolge l’intera famiglia del migrante, solitamente allargata ai parenti più stretti. Un’intera famiglia, o clan famigliare sostiene finanziariamente un individuo perché questi possa, nel medio periodo, riportare benefici all’intera famiglia.

I principali benefici derivanti dalla migrazione sono le rimesse, ossia il denaro che l’emigrante riesce ad inviare alla famiglia nel proprio Paese d’origine. Non stiamo parlando di spiccioli: nel 2017 le rimesse censite globali hanno raggiunto il ragguardevole totale di 466 miliardi di dollari, con un aumento dell’8,5% rispetto all’anno precedente.  La cifra è però certamente più alta perché non comprende tutte quelle che non sono transitate per il sistema bancario o per servizi di trasferimento internazionale di denaro. Mentre rappresentavano un importo relativamente ridotto nel 1990 (69 miliardi di dollari), al giorno d’oggi le rimesse complessive dei migranti sono tre volte maggiori di tutto l’aiuto allo sviluppo ufficiale (ODA) e, con l’eccezione della Cina, superano anche il totale degli investimenti esteri diretti (FDI) nei Paesi a più basso reddito.3
I Paesi a ricevere le maggiori rimesse, in numeri assoluti sono stati India (69 miliardi), Cina (64), Filippine (33), Messico (31), Nigeria (22), Egitto (20), Pakistan (20) e Vietnam (con 14 miliardi di USD, equivalente al 6,4% del Pil4) mentre , in rapporto al PiL totale il Kirghizstan (35%), Tonga (33%), Tajikstan (31%), Haiti (29%), Nepal (29%) e Liberia (27%) guidano la classifica5. Capiamo così che le rimesse dei migranti rappresentano una fonte finanziaria in valuta straniera di estremo rilievo per molti Paesi. In effetti, non sono troppo lontani nemmeno da noi i giorni nei quali i migranti italiani all’estero inviavano soldi alle famiglie. La migrazione può coinvolgere in maniera diretta un solo individuo, ma i suoi effetti coinvolgono, affettivamente ed economicamente, un gruppo molto più ampio. Se consideriamo che un migrante ha in media almeno 3-4 membri nella propria famiglia (ma in Paesi con alta natalità questa cifra è più alta), è facile arrivare a stimare come i 244 milioni di individui migranti influenzino in maniera diretta la vita di altri 700-800 milioni di persone, arrivando a coinvolgere così una percentuale piuttosto elevata della popolazione mondiale.

Questa dinamica di crescita delle rimesse sta portando a rivedere anche il loro ruolo in chiave di sviluppo e si sta iniziando, molto lentamente, a ripensare la relazione tra aiuti allo sviluppo e gestione delle migrazioni, che per lungo tempo sono appartenute a reami diversi. Le rimesse dei migranti vengono impiegate dalle famiglie per la costruzione o il miglioramento delle abitazioni, per l’acquisto di beni durevoli e per l’avvio di attività economiche. Vi è perciò un effetto moltiplicatore positivo derivante da questi flussi di denaro in entrata che contribuisce allo sviluppo economico di un Paese, il quale bilancia la perdita di reddito che la famiglia subisce al momento della partenza del migrante, in quanto si priva di una persona in età e con capacità lavorativa.
Per questa ragione, l’OCSE sta spingendo per un cambio di approccio che comporterebbe il notevole passo di rivedere le politiche di gestione dell’immigrazione e di aiuto allo sviluppo, integrandole tra loro in maniera che diventino entrambe due strumenti che contribuiscano al fine ultimo dello sviluppo dei Paesi destinatari.
In effetti, l’Obiettivo per lo Sviluppo Sostenibile numero 10.7c si rivolge, tra le altre cose, anche alle rimesse e, più specificatamente ai costi delle rimesse perché inviare soldi a casa non è gratis; anzi, si tratta di un’operazione molto costosa. L’obiettivo recita:

Riduzione della disuguaglianza all’interno e tra i paesi
Entro il 2030, ridurre a meno del 3% i costi di transazione per le rimesse dei migranti ed eliminare i corridoi di rimessa con costi superiori al 5%.

I costi delle rimesse dei migranti internazionali sono ridotte dagli alti costi di trasferimento. In media, uffici postali ed intermediari finanziari fanno pagare una commissioni di oltre il 6% dell’importo inviato; le banche commerciali richiedono l’11%. Tutte queste cifre sono fortemente al di sopra dell’obiettivo del 3%. L’uso di nuove tecnologie, come carte prepagate e operatori telefonici, permettono di ottenere commissioni più basse per l’invio di denaro a casa (tra il 2 ed il 4%) ma non sono ancora utilizzate o disponibili in tutti i corridoi migratori.

L’obiettivo è quindi scendere al 3% di costi di transazione; la media attuale a livello globale è il 7,5%6. Il giro di affari complessivo per gli intermediari finanziari era stimato a 30 miliardi di dollari nel 2017.7

Ma torniamo a Son Dong ed ai suoi migranti. Oltre a non trovare le persone, abbiamo notato anche come le cittadine ed i villaggi iniziassero a cambiare. Nuove case più moderne sostituivano quelle tradizionali, nuovi negozi venivano aperti. Finanziati con i soldi delle rimesse.
Circa 30.000 persone della provincia di Bac Giang lavorano all’estero; a Son Dong il numero di migranti continua a crescere; se nel 2007 sono partiti in 71, nel 2017 lo hanno fatto in 278, portando a 700 il numero di abitanti censiti che lavorano attualmente fuori dai confini nazionali.8 Tra di essi vi sono i genitori di tre bambini che fanno parte del SAD di GTV.9
Questo flusso di migranti ha portato, nel 2017, rimesse censite a Son Dong per un valore complessivo di 840.000 dollari, una cifra considerevolissima per un’area depressa.

Ma come funziona il fenomeno migratorio a Son Dong?

Come in molti Paesi, esiste un canale legale ed uno illegale.

Il canale legale è rappresentato dalle quote ufficiali di lavoratori stranieri che il Paese ospitante mette a disposizione attraverso accordi bilaterali con altri Paesi. Queste opportunità di impiego all’estero riguardano solitamente il settore delle costruzioni, dei trasporti, della manifattura, dell’agricoltura, ossia settori dove, nei Paesi più avanzati, è meno facile trovare forza lavoro locale. I Paesi che hanno questo tipo di canali con il Vietnam sono numerosi e sono principalmente localizzati nell’Asia orientale: Corea del Sud, Taiwan, Malesia, Giappone, ma anche alcuni Paesi arabi. Queste quote hanno una durata temporale limitata ad alcuni anni, trascorsi i quali il lavoratore è obbligato a rientrare. 

Incontro per la presentazione di opportunità di lavoro all'estero
Nella foto: un incontro per la presentazione di opportunità di lavoro all'estero.

La migrazione è gestita da aziende private accreditate dal Dipartimento del Lavoro, Invalidi ed Affari Sociali (DOLISA) ed al momento ve ne sono 16 nell’intera provincia di Bac Giang. Il DOLISA promuove queste opportunità di lavoro e le finanzia attraverso prestiti erogati dalla Vietnam Social Policy Bank (con uno stanziamento di € 670.000 per il periodo 2009-2020), al quale le persone possono accedere per coprire i costi dei corsi di lingua straniera, passaporto, visto, trasporti, costi del servizio… Nonostante questi costi possano essere significativi e si impieghi in media un paio d’anni a recuperarli, il beneficio economico complessivo del periodo all’estero è decisamente superiore a qualunque lavoro disponibile a Son Dong. Il sig. Chau Van Bien, un padre residente nel comune di An Lac, racconta così di come la famiglia ha migliorato le proprie condizioni a seguito della migrazione del figlio Duong:

Qui a casa, per quanto lavorassimo, ci mancava sempre qualcosa. Ora riceviamo invece i soldi che mio figlio mi invia e non solo abbiamo pagato i debiti della famiglia, ma abbiamo iniziato ad accumulare denaro. [Mio figlio] continuerà a lavorare in Corea per altri 3 anni. Con il denaro risparmiato apriremo un’azienda quando tornerà.10

L’opportunità di migrazione è pertanto vista come un’ottima opportunità, sia da parte del governo locale che da parte della popolazione, in quanto permette l’accesso a fonti finanziarie che possono essere reinvestite nel proprio territorio, grazie anche al fatto che questo canale migratorio è a termine e, una volta concluso il periodo di visto concesso, al migrante non è più possibile rimanere nel Paese ospitante. Questo fa sì che il migrante e la sua famiglia cerchino di mettere a frutto il più possibile questo periodo di maggiore prosperità, sapendo che è temporanea.

Le rimesse vengono inviate con più frequenza poco prima del periodo del Tet, il capodanno vietnamita, che cade tra gennaio e febbraio. Il sistema bancario in quel periodo viene messo sotto pressione, sia da parte dei flussi in entrata, sia dalle domande di prelievi, dato che il capodanno rappresenta un periodo di grosse spese per le famiglie vietnamite. Nel 2017, secondo la Banca Centrale vietnamita, circa 150 milioni di dollari di rimesse sono stati trasferiti alle banche della provincia di Bac Giang prima del Tet.11

A Son Dong è però presente anche un canale illegale di migrazione, comune a tutte le province e i distretti del nord del Vietnam. Si tratta della migrazione temporanea verso la Cina per compiere lavori agricoli stagionali quali la raccolta della canna da zucchero, del mais, del riso o per semplici lavori nelle fabbriche di mattoni. Questo canale è controllato da intermediari che aiutano le persone, dietro pagamento, a passare oltreconfine ed a contattare il datore di lavoro. Come tutti gli spostamenti migratori illegali, non è privo di rischi, in quanto il lavoratore senza visto e senza contratto non gode di nessun tipo di tutela. Sono stati riportati numerosi casi di persone che nel corso della migrazione hanno subito violenze, o non sono state pagate per il lavoro svolto. E’ del 2014 un caso di cronaca nel quale il tribunale di Son Dong ha condannato il sig. Ho Van Sanh, a due anni e tre mesi di reclusione per aver organizzato l’espatrio irregolare in Cina di 20 persone residenti a Son Dong e nei distretti confinanti; terminato il periodo, queste persone non sono state pagate dal proprio datore di lavoro ed hanno perciò sporto denuncia contro Sanh.12
Più rischiosi ancora sono i casi nei quali la migrazione irregolare coinvolge le donne, dato che nei loro casi la proposta di lavoro all’estero spesso nasconde situazioni di violenza e sfruttamento domestico o sessuale. Su questo fronte, numerosi sono stati i progetti portati avanti da GTV in passato in altre zone del Paese, dove questo fenomeno di traffico di donne era maggiormente endemico.
La migrazione irregolare viene perciò sanzionata, ma come abbiamo potuto notare nel corso del lavoro nel distretto, è ancora piuttosto frequente a Son Dong e, per questo, difficile da quantificare: nel 2014 la polizia di Bac Giang ha censito circa 5.000 emigranti irregolari provenienti da tutto il territorio provinciale, ma si tratta solamente delle persone effettivamente individuate.13  Le minori complessità preparatorie quali passaporto, visto, corsi di lingua, rispetto alla migrazione regolare la rendono comunque appetibile per persone alla ricerca di una possibilità di ottenere un maggiore reddito nell’immediato,14 le quali vi ricorrono nonostante i rischi che essa comporta.

Questa piccola finestra sul mondo delle migrazioni e delle rimesse ci permette quindi di ottenere un interessante spaccato della loro esistenza e dimensione a Son Dong e nel Vietnam. La migrazione non è vista in questo contesto come un elemento negativo ma come una possibilità di accedere a risorse finanziarie non disponibili in loco a causa della mancanza di opportunità consistenti di reddito. Son Dong è tuttora un distretto nel quale l’agricoltura e la raccolta predominano ma le ridotte dimensioni dei terreni di possesso delle famiglie e la lontananza dai principali mercati impediscono di ottenere un reddito significativo e pertanto gli abitanti sono spesso costretti a cercare altrove. Il governo locale stimola questo processo perché anch’esso si rende conto che questo flusso di denaro può aiutare a finanziare lo sviluppo locale; come abbiamo visto, i fondi sono utilizzati dalle famiglie per avviare attività economiche in loco e per migliorare la qualità delle proprie abitazioni.

Tutto questo è possibile grazie ad un’organizzazione migratoria che coinvolge in maniera strutturata sia il Paese di destinazione che quello di origine, i quali traggono un mutuo beneficio dal fenomeno migratorio. Soprattutto, la situazione di stabilità e di pace dei Paesi di destinazione permette una migrazione più sicura e prevedibile. E’ sotto i nostri occhi l’involuzione che la Libia ha subito negli ultimi anni, dove il conflitto l’ha trasformata da un Paese che riceveva migranti dagli Stati limitrofi grazie alle opportunità lavorative che offriva, ad uno Stato fallito dal quale i migranti cercano di fuggire verso l’Europa, alimentando un ulteriore flusso.
Da ultimo, un forte contributo all’esito positivo di questo processo migratorio è dato dal forte senso di unità familiare che esiste nella cultura vietnamita, attraverso il quale i figli “investono” parte della propria vita nel progetto migratorio in quanto è proprio dovere quello di mantenere i genitori anziani, sapendo che dopo alcuni anni vi sarà il ricongiungimento e per loro la vita proseguirà nel Paese di origine.

Ovviamente, è necessario sottolineare che anche un processo perlopiù ordinato presenta le sue criticità: ad esempio, nel 2011 vi è stata la sospensione del programma da parte della Corea del Sud a causa del numero di migranti vietnamiti rimasti nel Paese illegalmente dopo la scadenza del visto. Anche le condizioni di lavoro non sono sempre delle migliori e la migrazione femminile è quella a maggior rischio di soprusi.
A dispetto di ciò, in un mondo dove le migrazioni coinvolgono tutti i continenti e producono gettiti finanziari tali da poter determinare non solo l’avvenire delle famiglie che vi investono, ma addirittura delle intere zone di provenienza dei migranti, è di cruciale importanza tentare di analizzare e conoscere le loro cause, dinamiche e conseguenze, sia dal punto di vista di chi parte che di chi riceve. In fondo, sia che lo osserviamo dal punto di vista storico o da quello dell’attualità  e della sua diffusione trasversale a livello mondiale15, possiamo ben dire che la migrazione è un fenomeno del tutto umano.

 

Note
1    Citato da IOM, World Migration Report, 2018, p. 18
2    Ibid, p. 17
3    Banca Mondiale/KNOMAD, Migration and Development Brief 29, Aprile 2018, p. 3
4    https://vietnamnews.vn/economy/423560/vn-among-top-10-countries-receiving-remittances.html
5    Ibid, p. 4
6    Banca Mondiale, op. cit, p. 7
7    La Banca Mondiale ha istituito una piattaforma per monitorare i costi delle rimesse, visionabile a https://remittanceprices.worldbank.org/en
8    http://tuyengiao.bacgiang.gov.vn/bantuyengiao/1519/Xuat-khau-lao-dong--Mot-trong-nhung-giai-phap-giam-ngh%C3%A8o-ben-vung-cua-huyen-Son-Dong.html
9    Ma ricordo che anche l’autista dal quale noleggiavamo spesso l’auto per recarci a Son Dong aveva lavorato in Libia, così come un giovanotto incontrato per caso una sera ad An Chau, che venne rimpatriato dalla Libia attraverso Cipro e la Grecia poco dopo lo scoppio della guerra. Ed uno dei figli dell’autista della nostra ONG partner in Vietnam, CIAI, pure lui lavora in Corea del Sud.
10    http://baobacgiang.com.vn/bg/xa-hoi/220552/ho-tro-xuat-khau-lao-dong-cho-ho-ngheo-dan-toc-thieu-so-mang-lai-cuoc-song-am-no.html
11    http://baobacgiang.com.vn/bg/kinh-te/174507/bac-giang-soi-dong-mua-kieu-hoi-giam-nghen-atm.html
12    http://vksbacgiang.gov.vn/baiviet/23/3129
13    http://www.nhandan.com.vn/bandoc/ban-doc-viet/item/23101902-ngan-chan-tinh-trang-xuat-canh-lao-dong-trai-phep.html
14    Che può andare dai 100 ai 300 euro mensili. Non indifferente per Son Dong, ma ben più basso di quello ottenibile attraverso i canali di migrazione regolare che può andare da un minimo di 300 fino a 1.000 euro mensili.
15   In effetti l’Italia stessa contava nel 2017 5.906.000 di immigrati e 3.236.000 di emigrati.

Bibliografia

Banca Mondiale/KNOMAD, Migration and Development Brief 29, Aprile 2018

IOM, World Migration Report, 2018

Minasyan Anna and Nunnenkamp Peter, “Remittances and the Effectiveness of Foreign Aid”, in Review of Development Economics, 20(3), 2016

Bao Khanh, Bac Giang: Exciting in remittance season, reducing ATM congestion http://baobacgiang.com.vn/bg/kinh-te/174507/bac-giang-soi-dong-mua-kieu-hoi-giam-nghen-atm.html

Mai Toan, Support labor export for poor households, ethnic minorities: bring a warm life http://baobacgiang.com.vn/bg/xa-hoi/220552/ho-tro-xuat-khau-lao-dong-cho-ho-ngheo-dan-toc-thieu-so-mang-lai-cuoc-song-am-no.html

Hoan Trung Kien, Crime scene "organizing other people to flee abroad" in the mountainous district of Son Dong, http://vksbacgiang.gov.vn/baiviet/23/3129

Tran Thuong, Prevent the illegal exit of labor, http://www.nhandan.com.vn/bandoc/ban-doc-viet/item/23101902-ngan-chan-tinh-trang-xuat-canh-lao-dong-trai-phep.html