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lunedì 23 luglio 2018

Intervista a Marco Zuin, regista del documentario Hoa – storia di una guaritrice!

Intervista a Marco Zuin, regista del documentario Hoa – storia di una guaritrice!

La campagna di crowdfunding per il progetto Hoa - storia di una guaritrice sta procedendo bene. Ma come sarà il documentario? Dal teaser che vi abbiamo mostrato si può avere già un assaggio di come sarà, ma per scoprire qualcosa di più è sempre utile capire meglio la mente che c’è dietro. Il regista di quest’opera è Marco Zuin, creatore di Niente sta scritto e La sedia di cartone. Per conoscerlo meglio e sapere anche qualcosa di più sulla sua esperienza durante le riprese in Vietnam abbiamo deciso di intervistarlo. Scopriamo assieme le sue risposte!

Marco Zuin

Perché hai deciso di diventare un regista e dedicarti ai documentari? E perché quelli sociali?

Non è stata una vera e propria scelta, è avvenuto in maniera naturale. Il mio lavoro è, come per molti ambiti, una questione di relazioni: incontro le persone che mi raccontano delle storie che stanno vivendo, spesso in prima persona. Usare il racconto documentario mi è sembrata la via più diretta ed efficace. Per me, alla base di tutto il cinema e del documentario c’è l’idea di sociale, inteso come socialità, attenzione al senso di comunità. Per raccontare l’impatto emotivo delle storie cerco sempre uno sguardo positivo, a volte dosandolo con la poesia necessaria per affrontare la profondità.

Che cosa ci puoi dire della tua esperienza in Vietnam con Hoa? E che ne pensi dello sviluppo che sta avvenendo in Vietnam?

Un anno fa ho conosciuto Francesca di GTV. Aveva visto un mio precedente documentario, La sedia di cartone. Mi ha raccontato la storia di Hoa, del Vietnam e della medicina tradizionale, un sapere che si tramanda di madre in figlia. Ne sono rimasto affascinato, sia dalla storia sia dal calore con cui me l’ha raccontata e ho subito iniziato ad immaginare delle sequenze del documentario e di come mi sarebbe piaciuto raccontarlo. Una volta in Vietnam abbiamo conosciuto Hoa, la sua famiglia e il suo contesto ed ho cercato di trasferire in video le suggestioni quotidiane. Toccare con mano la realtà, anche se per un periodo in sé brevissimo, ci ha permesso di capire molto di più la forte relazione tra l’essere umano e la natura. E anche la complessa relazione che lega la tradizione e lo sviluppo economico, molto evidente nel paese di Tuan Dao, dove vive Hoa. Basti pensare che una strada asfaltata, realizzata in pochi anni, ha trasformato, nel bene e nel male, le relazioni, l’economia e i tempi di comunicazione tra il villaggio e il resto del paese. Ogni mutamento comporta un continuo assestamento e la storia di Hoa è un piccolo frammento per intuirlo.

Come descriveresti il documentario? E cosa vorresti comunicare alla gente tramite il documentario “Hoa – storia di una guaritrice”?

Attraverso un breve estratto della vita di Hoa vorrei costruire un piccolo ritratto di comunità, una riflessione universale sulla condizione umana, a partire da un territorio. L’ambientazione è cornice, al centro ci sono le persone che impariamo a conoscere da vicino, alternando lo spazio intimo e quello sociale.

Che cosa dovremmo aspettarci da questo documentario?

Quando sono immerso in un lavoro sono io stesso il primo spettatore: scopro una nuova realtà, ne percepisco i ritmi, ne intuisco la quotidianità. Il bello di un documentario creativo è proprio questo: avere l’occasione di avvicinarsi e immergersi in pochi minuti in un mondo sconosciuto. Attraverso una narrazione minimale, fatta di scene semplici, si entra, in punta di piedi, nella dimensione singolare della protagonista per uscirne con una percezione universale della nostra condizione con la natura. Cerco un mio sguardo sul mondo, per innescare un pensiero entrando a contatto con la realtà osservata.