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martedì 06 agosto 2013

Notturno Vietnamita

Notturno Vietnamita

Ascolto il racconto di Tu mentre sgrano una pannocchia arrostita nella penombra della sua cucina. Riesco ad intravedere appena i nostri profili rischiarati dal fuoco che arde al centro della stanza e, cullata da questa atmosfera, mi lascio andare alle immagini di un Vietnam degli anni '70, quelli della giovinezza di Tu e della sua lotta per garantire una vita serena ai propri figli.

Parlare del mio villaggio e della mia storia è un piacere, mi permette di far conoscere quest'angolo di mondo anche a chi magari non incontrerò personalmente nel corso della mia vita. Vivo ad An Lac da quasi cinquant'anni, ma non sono nato qui. La mia famiglia è originaria della Provincia di Nghe An, al centro del Paese, ma ci siamo trasferiti più a Nord quando scoppiò la guerra. Mio nonno diceva che il Nord era più sicuro, così siamo arrivati nella Provincia di Son Dong. Molte altre persone fecero come noi, perché al tempo della guerra contro gli americani era più sicuro vivere al Nord piuttosto che al Sud. Avevo 11 anni.

Nonostante fossi un ragazzino ho ricordi molto precisi di quanto accadeva in Vietnam in quel periodo, ricordo la precarietà della vita, le difficoltà che dovevamo affrontare anche per svolgere il più semplice gesto quotidiano; ricordo benissimo la paura ed il perenne stato di allerta, ricordo la povertà. La vita era molto, molto dura. A quell'epoca vigeva ancora il sistema economico di sussistenza: lavoravamo e vivevamo collettivamente, come fossimo una cooperativa. Coltivavamo il riso e poi dividevamo equamente il raccolto, secondo il lavoro che ognuno aveva svolto. Ogni aspetto della nostra vita era gestito dal Governo e noi avevamo una tessera annonaria sulla quale erano indicate le tipologie e le quantità di cibo che potevamo acquistare; a seconda del numero dei membri di una famiglia, cioè, potevamo comperare una certa quantità di carne, ad esempio, oppure di scarpe... ogni mese avevamo precise quantità da rispettare. Ed era difficile pensare di non poter decidere autonomamente ciò di cui avevi bisogno. Anche se avevamo dei soldi da parte non potevamo comprare ciò che ci serviva, a meno che non l'avesse deciso il Governo. Era dura da accettare, ma d'altra parte la nostra vita era più semplice. Vivevamo assieme ad altre persone perciò si pensava prima di tutto al bene della comunità, mentre oggi la società è più individualista. Oggi la vita è certamente più confortevole, puoi vederlo anche tu, ma le persone non sono più abituate a pensare al gruppo, alla dimensione cooperativa.

Le famiglie erano molto numerose e nelle case non esistevano porte né muri; la nostra ad esempio era in bambù ed usavamo delle tende per separare i vari ambienti della casa. Anche gli edifici pubblici erano delle semplici costruzioni in bambù. Avevamo però dei rifugi nei quali potevamo nasconderci quando iniziavano i bombardamenti. Nella nostra casa avevamo scavato un rifugio sotto i nostri letti, così, se per caso avessero cominciato a bombardare durante la notte, ci saremmo potuti nascondere lì sotto. In quel periodo ho visto tante cose che non dimenticherò mai, avevamo sempre paura che succedesse qualcosa di terribile. Una volta sono stato testimone di un bombardamento che ha ucciso 11 persone del mio villaggio, lo ricordo ancora. Ho visto delle persone morire. In quell'occasione un altro ragazzo che aveva la mia stessa età e si chiamava Tu come me, morì. Io stavo portando i bufali al pascolo, come facevo spesso, così quando mio padre apprese la notizia del bombardamento pensò che quel Tu morto fossi io. Intanto le bombe cadevano a soli 20 metri di distanza. Le persone erano costrette a lavorare di notte, mentre noi dovevamo mimetizzarci con foglie e cespugli per andare a scuola ed evitare di essere visti dai nemici. Poi sono entrato nell'esercito. Fui spedito in Cambogia per due anni, fino al '79. Nel febbraio di quell'anno rientrammo da Siem Reap e allo stesso tempo anche i cinesi si ritirarono dal Nord del Vietnam.

Mi sono sposato ed ho avuto tre figli. Io e mia moglie siamo contadini, come vedi non siamo ricchi, ma la nostra vita è migliorata rispetto al passato. I nostri figli sono cresciuti ed ora sanno badare a loro stessi. Si sono sposati ed hanno avuto a loro volta dei figli. Siamo rimasti in due perciò non ci serve granché per vivere. Coltiviamo tutto ciò che mangiamo, il riso, il bambù, le verdure... ciò che ci avanza lo usiamo per sfamare gli animale, oppure lo vendiamo al mercato per guadagnare qualcosa.

Recentemente abbiamo preso parte alla creazione di una rete di turismo sostenibile assieme a GTV. Abbiamo seguito una formazione per imparare come accogliere i turisti nella nostra casa, siamo diventati una homestay. Molte persone vengono a visitare la foresta di Khe Ro e noi ospitiamo i turisti a casa nostra per la notte. Offriamo colazione e cena, tutti gli alimenti sono di nostra produzione. È una bella opportunità per noi perché ci piace conoscere persone nuove, stare in compagnia, e allo stesso tempo possiamo guadagnare qualcosa. A volte accompagno i turisti nella foresta, faccio loro scoprire i fiumi e la natura. Alcuni di loro venendo qui scoprono la campagna per la prima volta e ne rimangono affascinati. Sono soprattutto giovani alla ricerca di una vacanza avventurosa. Quando ospito qualcuno sono sempre felice di stare in compagnia, spero che il numero di turisti cresca di anno in anno. Vorrei che la foresta di Khe Ro fosse conosciuta da molte persone, anche dagli stranieri. Per questo vorrei imparare l'inglese. Così potrei comunicare con chi non conosce il vietnamita. Potrei accogliere al meglio le persone che vengono a visitare la nostra zona, raccontare loro le nostre tradizioni ed il nostro stile di vita, tramandare la semplicità dei gesti che accompagna la nostra vita quotidiana. Non desidero nient'altro.

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