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martedì 30 aprile 2013

Diario dal Vietnam

Diario dal Vietnam

di Anna Brian

Sono partita per uno stage in Vietnam il 3 gennaio 2013 e per tre mesi ho preso parte ai progetti di GTV a Son Dong, un distretto a nord est di Hanoi abitato principalmente da contadini e agricoltori. Assieme a Luca e a Que, lo staff di GTV Vietnam, ho lavorato sul Sostegno A Distanza ed ho raccolto storie di vita a supporto del progetto 60storie.

L'Inverno vietnamita mi ha messa alla prova. La nebbia, densa, copriva la città e ne sfumava i confini; ovattava il rumore dei motorini e dei taxi che si sovrapponevano sulle strade ingarbugliate di Hanoi. Acclimatarsi non è stato facile e nemmeno regolare l'orologio sei ore in avanti: mancavano il sonno e la fame, mi addormentavo per sfinimento e mi risvegliavo a seconda dell'intensità della luce del sole proveniente dall'esterno. Un caos, insomma. Ho assaggiato cibi insoliti a cui non ero abituata, ho conosciuto nuove persone dagli accenti diversi, percorso vicoli stretti a bordo di un vecchio motorino lottando contro il vento gelido che penetrava nei vestiti, nelle ossa. E rimaneva lì, intrappolato nella pelle. Ho dovuto farci l'abitudine, al freddo di gennaio. Dentro o fuori casa non faceva differenza, non c'era verso che le estremità del mio corpo riuscissero a scaldarsi. Così è iniziato il mio 2013, a 12.246 km di distanza da casa. Ma quasi subito ho incontrato molte persone che hanno arricchito la mia esperienza, che l'hanno resa unica non solo dal punto di vista professionale.

GTV in Vietnam ha sede in una struttura denominata "Casa Italia" e si trova al secondo piano di una tipica abitazione in stile orientale: soffitti alti, mobili scuri, scale di legno. L'ufficio è molto piccolo, lungo e stretto, non era semplice incastrare lì dentro quattro persone. Oltre a Luca e Que, infatti, dividevo la scrivania con Trang, stagista come me. L'atmosfera mi è sembrata familiare fin da subito, soprattutto per la presenza di molti cooperanti giovani, vietnamiti e non, che lavoravano a Casa Italia. Con loro ho imparato a conoscere un Paese di cui avevo letto e sentito tanto, ho appreso molto sulla società e sull'immenso patrimonio culturale vietnamita. È stato interessante soprattutto confrontare la realtà in cui sono cresciuta con una città in evoluzione come Hanoi; non ho potuto fare a meno di paragonare, commisurare e spiegare (spiegarmi) due culture così diverse ma con delle somiglianze particolari che le rendono in un certo senso simili.

Ho trascorso tre mesi tra Hanoi, la capitale del Vietnam, e Son Dong, il distretto in cui opera GTV. Ci impiegavamo quasi tre ore di macchina per raggiungere An Chau, la cittadina nella quale stazionavamo. Il viaggio era sempre movimentato da frequenti sobbalzi a causa delle immancabili buche sull'asfalto trasandato oppure per la semplice mancanza di quest'ultimo. Alcuni dei villaggi nei quali ci recavamo si trovavano quasi al limitare della foresta di Khe Ro, così talvolta era più agevole spostarsi a piedi piuttosto che con l'auto. Le persone che ho incontrato mi hanno raccontato cosa significa per loro vivere in queste zone rurali, con tutte le difficoltà che incontrano. Mi hanno descritto com'è la loro vita quotidiana, come impiegano le loro giornate; ed hanno rivolto a me le stesse domande, erano curiosi di capire come si vive dall'altra parte del mondo, un occidente che ai loro occhi significa ricchezza e abbondanza, salute e benessere. Ho incontrato delle persone molto semplici che non si arrendono di fronte alla fatica e ai sacrifici perché dentro di loro sognano di poter offrire un futuro migliore ai propri figli e al proprio villaggio. Conoscere gli abitanti di Son Dong, entrare nelle loro case, è stato interessante per comprendere di cosa si compone la loro quotidianità, da quali gesti e ritualità è caratterizzata. Riuscire a comunicare non è stato facile, ci si intendeva tramite un inglese stentato oppure grazie ai gesti; a volte finivo addirittura con l'immaginarmi le loro conversazioni per tentare di capirci qualcosa! In ogni caso, l'ospitalità e il calore con cui eravamo accolti a Son Dong mi ha scaldato il cuore. Mi ha colpito soprattutto la fiducia che le famiglie e le autorità locali ripongono in Luca e Que, lo si capiva dalle loro espressioni e dal modo in cui si rivolgevano loro. Più che visite ai beneficiari del progetto SAD sembravano visite a parenti o zii lontani; ci si informava sulla salute dei figli, dei mariti o delle mogli... insomma come se si andasse a visitare qualche familiare. D'altronde Que ha visto crescere i bambini di questi villaggi ed è stata testimone dei cambiamenti della comunità di Son Dong poiché fa parte dello staff di GTV da più di dieci anni. Ecco perché le relazioni, come dicevo anche prima, sono state una parte essenziale dell'esperienza in Vietnam, hanno tolto qualsiasi filtro alla percezione del contesto in cui operavamo e vivevamo.

Ho trovato una comunità vietnamita impegnata, unita e partecipe, desiderosa di aumentare la qualità della loro vita e quella dei loro figli. Hanno individuato punti di forza e debolezze, ce la stanno mettendo tutta per guadagnare una maggiore serenità. Durante le missioni a Son Dong ho incontrato persone semplici ma con un'incredibile forza interiore ed una incredibile determinazione a guardare con speranza al futuro. Inizialmente, ascoltando le loro storie, lo stomaco mi si attorcigliava e provavo un grande senso di ingiustizia; ma con il passare del tempo ho intravisto in loro una vitalità ed una energia fuori dal comune, così sono riuscita a guardare con positività anche le situazioni più dolorose e complesse.

Non saprei quantificare quanto mi ha lasciato, sia dal punto di vista professionale che umano, questa parentesi vietnamita. Sicuramente moltissimo. Torno in Italia ricordandomi di dare valore a qualsiasi piccola cosa apparentemente insignificante, a qualsiasi persona o relazione. Torno con la consapevolezza che i momenti di crisi, come quello che il nostro Paese sta affrontando, possono diventare invece una occasione per reinvestire sulla dimensione comunitaria valorizzando i rapporti umani.